Riassunto
La gangliosidosi GM1 è una malattia neurodegenerativa, caratterizzata dall'accumulo di gangliosidi GM1. Si distinguono tre forme di gangliosidosi GM1. La forma infantile (tipo 1) esordisce prima dei 3 mesi di vita, con encefalopatia progressiva e amaurosi. All'esordio, compaiono epato-splenomegalia, infiltrazione cutaneo-mucosa (che conferisce al viso l'aspetto grossolano) e deformazioni scheletriche (compresa la cifoscoliosi). Durante i primi sei mesi di vita si manifesta un ritardo o un arresto dello sviluppo, seguito da un deterioramento neurologico progressivo. Nel 50% dei casi la macula presenta macchie rosso-ciliegia. I livelli degli oligosaccaridi urinari sono elevati. La forma giovanile (tipo II) esordisce tra 1 e 5 anni di età. Il sintomo principale è l'atassia locomotoria, che esita in uno stato di decerebrazione, con crisi epilettiche. I visceri sono coinvolti solo in maniera lieve. Nella forme dell'adulto (tipo III o gangliosidosi GM1 cronica), l'esordio può essere variabile, occasionalmente in età giovanile, ma la diagnosi non viene posta prima dell'età adulta. I segni clinici sono simili a quelli delle forme giovanili della malattia di Parkinson, della degenerazione spino-cerebellare atipica o della distonia. I visceri non sono coinvolti e non si riscontra la macchie rosso-ciliegia a livello della macula. Il deficit cognitivo può inizialmente mancare o essere di lieve entità, ma con il tempo progredisce. La gangliosidosi GM1 è causata da un deficit dell'enzima lisosomiale beta-galattosidasi (beta-gal). Si trasmette come carattere autosomico recessivo. Il gene-malattia è localizzato sul cromosoma 3p21-p33. E' stata identificata una dozzina di mutazioni, che impediscono la fosforilazione del precursore della beta-galattosidasi che, di conseguenza, viene secreto, anziché essere trasferito ai lisosomi. Il deficit di beta-galattosidasi e l'accumulo di GM1 sembrano indurre l'attivazione indiretta di una via di apoptosi neuronale. La diagnosi può essere confermata con la biopsia cutanea, che dimostra una notevole riduzione dell'attività enzimatica della beta-galattosidasi sulle colture di fibroblasti, come nei leucociti. E' possibile lo screening degli eterozigoti e la diagnosi prenatale. La prognosi dipende dall'età di esordio della gangliosidosi. Le attese di vita non superano i 2 anni nella forma infantile e, raramente, i 20 anni nella forma giovanile. Nella gangliosidosi dell'adulto, il fenotipo è variabile, ma i danni neurologici progressivi, di solito, riducono le attese di vita. E' in corso la sperimentazione una terapia rivolta alle forme lentamente progressive, che impedisce la sintesi dei gangliosidi (Miglustat). *Autori: Prof. N. Baumann e J.C. Turpin (Aprile 2006)*.