Riassunto
L'acido valproico è utilizzato per trattare le crisi epilettiche ed è disponibile sul mercato francese dal 1967. Le prime indicazioni del suo effetto teratogeno sugli embrioni umani furono osservate in uno studio epidemiologico nel 1982. I risultati hanno dimostrato che le donne trattate con acido valproico, durante il primo trimestre di gravidanza, presentavano un rischio aggiuntivo del 30% di spina bifida nel loro neonato. Studi più recenti hanno confermato il rischio e hanno suggerito altri effetti teratogeni specifici da acido valproico, alcuni dei quali sono stati dimostrati: ipospadia e malformazioni del pollice e dell'alluce. Di conseguenza, è stata descritta una sindrome dismorfica definita sindrome fetale da valproato, che è simile alla sindrome fetale da idantoina ed è caratterizzata in particolare da dismorfismi facciali (ipoplasia della parte media del viso) e lieve difetto di crescita, anche se questo difetto non è stato accertato con chiarezza. Sono stati riportati casi sporadici di altre malformazioni (onfalocele, gastroschisi, cardiopatia, ernia diaframmatica), ma non è stato stabilito un legame sicuro con l'acido valproico. Le convulsioni materne quintuplicano il rischio globale di malformazione fetale. In rari casi sono state descritte necrosi cellulari del fegato del neonato, che sfociano talvolta nella morte neonatale. È da considerare anche il rischio di problemi comportamentali. E' stato eseguito uno studio su 46 bambini con sindrome da anticonvulsivanti secondaria all'esposizione all'acido valproico in utero, 37 dei quali presentavano disturbi dell'attenzione e iperattività o caratteristiche autistiche o sindrome di Asperger. Inoltre, concentrazioni sieriche di acido valproico alla nascita sembrano correlate al grado di ipereccitabilità neonatale e con una disfunzione neurologica all'età di 6 anni.
Revisore(i) esperto(i)
- Dr Elisabeth ROBERT-GNANSIA
Ultimo aggiornamento: Luglio 2005