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Xantinuria ereditaria

Numero Orpha ORPHA3467
Sinonimo/i Calcolosi xantinica
Urolitiasi xantinica
Xantinuria classica
Prevalenza Sconosciuto
Trasmissione
  • Autosomica recessiva
Età di esordio Variabile
ICD-10
  • E79.8
OMIM
UMLS -
MeSH -
MedDRA -
SNOMED CT -

Riassunto

La xantinuria ereditaria è un difetto del metabolismo delle purine da deficit ereditario dell'enzima xantina deidrogenasi/ossidasi, che si caratterizza per concentrazioni molto basse (o impercettibili) di acido urico nel sangue e nelle urine e concentrazioni molto elevate di xantina nelle urine, che provocano urolitiasi.

La prevalenza della xantinuria ereditaria non è nota, anche se finora sono stati descritti circa 150 pazienti. L'incidenza annuale è stata stimata tra 1:6.000 e 1:69.000. Questi dati grezzi sono dovuti all'elevato tasso di casi asintomatici, che fa sì che la malattia sia sottodiagnosticata, e alla mancanza di screening neonatali.

L'esordio dei sintomi può verificarsi a tutte le età. Circa il 50% dei pazienti affetti da xantinuria ereditaria classica presenta i sintomi di un'infezione delle vie urinarie, ematuria, coliche renali, insufficienza renale acuta, cristalluria o urolitiasi. Raramente, in alcuni pazienti, la malattia può evolvere nell'insufficienza renale o può addirittura causare artropatia, miopatia o ulcera duodenale.

La xantinuria ereditaria è dovuta alle mutazioni dei geni della xantina deidrogenasi (XDH, 2p23.1) o della sulfurasi del cofattore del molibdeno (MOCOS, 18q12.2), che provocano la mancata degradazione dell'ipoxantina e della xantina in acido urico, causando l'accumulo di xantina e, in misura minore, di ipoxantina. La xantinuria ereditaria classica comprende la xantinuria tipo I e II: il tipo I è un semplice deficit della xantina deidrogenasi/ossidasi da mutazioni di XDH, mentre il tipo II è dovuto al deficit combinato della xantina deidrogenasi e dell'aldeide ossidasi da mutazioni di MOCOS. Entrambi i deficit enzimatici esitano nello stesso fenotipo clinico.

La diagnosi si basa sul dosaggio dell'acido urico nel sangue e nelle urine. Se l'ipouricemia è confermata, si esegue un'analisi dettagliata del metabolismo delle purine, che comprende il dosaggio della xantina e dell'ipoxantina nelle urine e nel plasma. I livelli elevati di xantina sono caratteristici della xantinuria ereditaria classica. In circa la metà dei pazienti, l'ecografia rivela la presenza di urolitiasi da xantina. Altri metodi utili a confermare la diagnosi e/o identificare il tipo di xantinuria sono il test da carico con allopurinolo, il dosaggio della xantina ossidasi e le analisi molecolari.

La xantinuria ereditaria è un segno clinico del deficit del cofattore del molibdeno (si veda questo termine). Tuttavia, il quadro clinico della malattia è molto più grave a causa del danno neurologico associato e per la frequente morte neonatale. Anche l'ipouricemia è un marker biochimico dell'ipouricemia renale ereditaria primitiva (si veda questo termine). A differenza della xantinuria ereditaria, nell'ipouricemia renale la frazione escreta dell'acido urico è elevata.

La xantinuria ereditaria è una malattia autosomica recessiva con un rischio di ricorrenza del 25% nei figli di genitori eterozigoti.

Non è disponibile nessun trattamento curativo. Si raccomandano una dieta povera in purine e un elevato apporto di liquidi. Dato che la solubilità della xantina non è compromessa dal pH urinario, gli effetti dell'alcalinizzazione sono trascurabili. In presenza di calcoli, può rendersi necessaria la pielolitotomia.

La prognosi generale è favorevole anche se, in alcuni casi, la malattia progredisce in un'insufficienza renale terminale.

Revisore(i) esperto(i)

  • Dr Ivan SEBESTA
  • Dr Blanka STIBURKOVA

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